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Fotos y vídeos de los compañeros en las redes sociales: ¿qué arriesgan los estudiantes y los padres?

Fotos y vídeos de los compañeros en las redes sociales: ¿qué arriesgan los estudiantes y los padres?

Publicar fotos y vídeos de compañeros de clase en TikTok, Instagram o WhatsApp puede acarrear consecuencias disciplinarias y legales. Esto es lo que establece la normativa de privacidad italiana, cuándo podemos hablar de ciberacoso y qué responsabilidades pueden tener los estudiantes y los padres.

HeartVerse Redazione

7 min de lectura COMENTARIOS 38 vistas

Pubblicare una foto o un video di un compagno di scuola su TikTok, Instagram o WhatsApp può sembrare un gesto innocuo, ma quando la persona ripresa non è d’accordo possono sorgere problemi di privacy e, nei casi più gravi, anche conseguenze legali. Ecco cosa prevedono le regole italiane, quali responsabilità possono avere i genitori e cosa fare quando un contenuto viene condiviso senza autorizzazione.

Non tutte le situazioni costituiscono automaticamente un reato, ma questo non significa che siano prive di responsabilità.

Puedes publicar fotos y vídeos de tus compañeros sin consentimiento

Pubblicare sui social immagini riconoscibili di un compagno senza una valida autorizzazione può violare il suo diritto alla riservatezza e all’immagine. La questione diventa particolarmente delicata quando sono coinvolti minorenni.

Una fotografia nella quale uno studente è chiaramente identificabile contiene informazioni personali. La sua diffusione online deve quindi rispettare le norme applicabili sulla protezione dei dati e sul diritto all’immagine.

Non basta sostenere che la fotografia sia stata scattata per scherzo o che il video sia stato pubblicato soltanto per divertimento.

Occorre inoltre distinguere tra una ripresa destinata a un uso esclusivamente personale e la sua diffusione pubblica. Le regole possono cambiare a seconda del contesto, ma la pubblicazione su un profilo aperto a numerosi utenti espone il contenuto a una circolazione molto più ampia.

Quando la persona ripresa è minorenne, è necessaria particolare attenzione anche al ruolo di chi esercita la responsabilità genitoriale. Il consenso dello studente, da solo, non risolve automaticamente ogni questione relativa alla pubblicazione della sua immagine.

Hacer una foto, enviarla por WhatsApp y publicarla en TikTok es lo mismo

No. Scattare una fotografia, conservarla sul proprio telefono e diffonderla online sono azioni differenti, anche dal punto di vista delle possibili conseguenze.

Una foto scattata per uso personale, senza ulteriori condivisioni, non è automaticamente soggetta alle stesse regole previste per la diffusione pubblica di immagini.

Diverso è il caso di un video inviato in una chat di classe. Anche se il contenuto non viene pubblicato su un profilo aperto a tutti, può essere inoltrato ad altre persone, salvato o diffuso al di fuori del gruppo originale.

La situazione diventa ancora più delicata quando la registrazione viene caricata su TikTok, Instagram o altre piattaforme, magari accompagnata dal nome dello studente, dal riferimento alla scuola o da commenti offensivi.

Il fatto che un profilo sia privato, inoltre, non garantisce che il contenuto rimanga riservato: qualcuno potrebbe comunque effettuare screenshot o registrazioni e condividerli altrove.

Prohibido el uso de celulares durante el recreo

L’utilizzo degli smartphone a scuola è stato oggetto di nuove disposizioni ministeriali.

Con la circolare dell’11 luglio 2024, il Ministero dell’Istruzione e del Merito aveva disposto restrizioni per il primo ciclo di istruzione. Successivamente, con la circolare del 16 giugno 2025, il divieto è stato esteso anche alle scuole secondarie di secondo grado.

Le disposizioni riguardano l’utilizzo degli smartphone durante l’orario scolastico, compreso l’impiego a fini didattici, salvo specifiche eccezioni previste dalle indicazioni ministeriali.

Di conseguenza, la ricreazione non rappresenta automaticamente un momento nel quale gli studenti possono utilizzare liberamente il telefono, le scuole devono adeguare i propri regolamenti e prevedere sanzioni disciplinari per le violazioni, nel rispetto delle disposizioni applicabili.

Restano inoltre rilevanti eventuali utilizzi autorizzati per specifiche necessità documentate.

Cosa rischia uno studente che pubblica un video senza permesso?

Le conseguenze dipendono dal contenuto pubblicato e dalle circostanze della diffusione.

Uno studente che condivide immagini di un compagno senza autorizzazione può andare incontro a richieste di rimozione, contestazioni relative alla privacy ed eventuali provvedimenti disciplinari da parte della scuola.

Se il contenuto provoca un danno ingiusto, può inoltre emergere una responsabilità civile, con possibili richieste di risarcimento. Le conseguenze possono diventare più gravi quando il filmato viene utilizzato per offendere, minacciare, umiliare o perseguitare un’altra persona.

In determinate circostanze, infatti, potrebbero configurarsi reati come diffamazione, minacce o altri illeciti, da valutare in relazione alla condotta concreta.

Non esiste però una sanzione penale automatica per qualsiasi fotografia pubblicata senza consenso, è necessario esaminare il singolo caso e distinguere una violazione della privacy da una condotta che possieda anche rilevanza penale.

Quando un video può diventare cyberbullismo?

Registrare un compagno mentre cade, si arrabbia o attraversa un momento imbarazzante può sembrare divertente a chi realizza il filmato. Per la persona ripresa, però, la diffusione potrebbe trasformarsi in un’esperienza umiliante.

La normativa italiana sul cyberbullismo, rafforzata dalla legge 70 del 2024, comprende diverse condotte realizzate attraverso strumenti digitali, tra cui aggressioni, molestie, denigrazione e diffusione illecita di dati personali ai danni di minorenni.

Un contenuto diffuso con l’intenzione predominante di ridicolizzare o isolare uno studente può quindi assumere una rilevanza particolare, è importante precisare che cyberbullismo e reato non sono necessariamente sinonimi: alcune condotte possono richiedere interventi educativi o di tutela, mentre altre possono integrare specifiche fattispecie penali.

Anche un singolo episodio, a seconda delle circostanze, può avere conseguenze significative.

I genitori possono essere chiamati a rispondere?

Sì, in determinate circostanze anche i genitori possono essere chiamati a rispondere civilmente dei danni provocati dai figli minorenni.

L’articolo 2048 del Codice civile disciplina la responsabilità dei genitori per i fatti illeciti commessi dai figli minori nei casi previsti dalla legge. Questo significa che una pubblicazione online capace di provocare un danno può avere conseguenze economiche anche per la famiglia.

Non si tratta però di una responsabilità penale trasferita automaticamente ai genitori: nel nostro ordinamento la responsabilità penale è personale.

Per quanto riguarda i minorenni, inoltre, la legge distingue le diverse fasce d’età, sotto i 14 anni non è prevista imputabilità penale, mentre per gli adolescenti tra 14 e 17 anni si applicano le regole specifiche della giustizia minorile, quando sussistono i presupposti.

Il fatto che un ragazzo sia minorenne, quindi, non significa che tutte le sue azioni online siano prive di conseguenze.

La scuola può sospendere uno studente per un video pubblicato sui social?

La scuola può intervenire quando una condotta viola il regolamento d’istituto o compromette la sicurezza, il rispetto e la convivenza nella comunità scolastica.

Le misure disciplinari devono essere valutate in relazione alla gravità dei fatti e nel rispetto delle procedure previste. A seconda delle circostanze, possono essere adottati richiami, convocazioni dei genitori o sanzioni più incisive, comprese eventuali sospensioni nei casi previsti.

Un video offensivo realizzato durante l’orario scolastico, dunque, può determinare conseguenze che vanno oltre la semplice richiesta di cancellazione. Nei casi più gravi possono inoltre essere coinvolti gli organismi scolastici incaricati della prevenzione del bullismo e del cyberbullismo, oppure le autorità competenti.

Cosa fare se qualcuno pubblica una tua foto o un video senza permesso?

Quando un’immagine viene diffusa senza autorizzazione, è importante agire tempestivamente e senza alimentarne ulteriormente la circolazione.

La prima cosa da fare è documentare l’accaduto, conservando il collegamento al contenuto, la data di pubblicazione e gli elementi necessari a identificarne la provenienza. Successivamente si può chiedere la rimozione a chi lo ha pubblicato e utilizzare gli strumenti di segnalazione messi a disposizione dalla piattaforma.

Se la persona coinvolta è minorenne, è opportuno informare un genitore o un adulto di riferimento. Quando l’episodio riguarda l’ambiente scolastico, può essere utile coinvolgere anche il dirigente, il coordinatore di classe o il referente per il cyberbullismo.

La legge italiana prevede inoltre specifiche procedure per la rimozione dei contenuti riconducibili al cyberbullismo. I minori che abbiano compiuto 14 anni e chi esercita la responsabilità genitoriale possono presentare le richieste previste dalla normativa e, quando ne ricorrono le condizioni, rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali.

Nei casi che comprendono minacce, ricatti o diffusione di materiale particolarmente delicato, è importante chiedere tempestivamente supporto alle autorità competenti.

Perché chiedere il permesso prima di pubblicare è così importante?

I social network hanno reso estremamente semplice trasformare un momento della vita quotidiana in un contenuto pubblico. Il problema è che non tutti desiderano comparire in un video, diventare protagonisti di uno scherzo o ritrovare la propria immagine condivisa tra persone sconosciute.

Una registrazione che per qualcuno dura pochi secondi può continuare a circolare online anche molto tempo dopo la pubblicazione.

Chiedere il permesso prima di condividere immagini di altre persone non è soltanto una questione di rispetto, ma anche un modo concreto per evitare problemi e responsabilità.

La popolarità di un video, il numero di visualizzazioni o l’intenzione di fare uno scherzo non giustificano automaticamente la diffusione dell’immagine di un’altra persona.

Prima di pubblicare, quindi, vale la pena ricordare una regola semplice: il fatto di poter registrare un momento non significa avere sempre il diritto di mostrarlo a tutti.

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