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Perché ci affezioniamo così tanto ai programmi TV? Quando un appuntamento diventa un rito

Perché ci affezioniamo così tanto ai programmi TV? Quando un appuntamento diventa un rito

Dal programma che aspettiamo ogni settimana ai commenti sui social: la televisione non è soltanto qualcosa da guardare, ma può diventare un vero rito fatto di abitudini, compagnia e momenti condivisi.

Ci sono appuntamenti che non abbiamo mai segnato sul calendario, eppure sappiamo perfettamente quando arrivano.

Alle 14:45 parte Uomini e Donne. Nel weekend c’è Verissimo. La sera arriva il Grande Fratello Vip. Poi ci sono Temptation Island, Amici, Ballando con le Stelle, La Ruota della Fortuna e tutti quei programmi che, stagione dopo stagione, finiscono per trovare un posto preciso nelle nostre giornate. E diciamolo, nel nostro cuore, come se i protagonisti di quel programma diventassero parte di noi e delle nostre vite, come amici o famiglia.

Magari diciamo persino di non guardarli. Poi qualcuno nomina Gemma Galgani e sappiamo benissimo di chi sta parlando.

Parte una discussione nella Casa del GFVIP e cinque minuti dopo abbiamo già visto la clip sui social. Succede qualcosa a Temptation Island e il giorno seguente sembra che mezza Italia abbia partecipato personalmente al falò di confronto. E siamo tutti pronti a schierarci e prendere le parti dei protagonisti.

Ma perché succede?

Perché alcuni programmi riescono a diventare qualcosa di più di ciò che passa sullo schermo?

La risposta potrebbe essere molto più semplice di quanto sembri: a un certo punto non guardiamo più soltanto un programma, guardiamo un pezzo della nostra giornata.
Un po’ come accade quando finiamo per affezionarci ai protagonisti delle serie TV.

La TV ha ancora una cosa che lo streaming non può darci

Netflix, Prime Video, Disney+ e le altre piattaforme ci hanno abituati a una libertà che fino a qualche anno fa sembrava impossibile. Vogliamo guardare una serie alle tre del mattino? Possiamo farlo.

Tre episodi consecutivi? Nessuno ce lo impedisce. Mettere in pausa, riprendere domani o aspettare due settimane? Decidiamo noi. La televisione tradizionale funziona in maniera completamente diversa.

È lei a darci appuntamento.

E, per quanto si possa pensare il contrario, è proprio ciò che ci lega a quel programma, come un appuntamento dalla parrucchiera, non aspettiamo altro che quel momento, e siamo anche capaci di metterci in modalità offline e di rimandare qualsiasi impegno, “Non ci sono per nessuno”.

Ma perchè? Quando un programma viene trasmesso in diretta o a un orario preciso, sappiamo che nello stesso momento altre migliaia di persone stanno vedendo esattamente quello che stiamo vedendo noi.

Non possiamo sapere cosa succederà tra cinque minuti. Non possiamo saltare direttamente alla scena successiva. Dobbiamo aspettare.

E nell’epoca del “tutto e subito”, forse aspettare insieme è diventato quasi qualcosa di speciale.

Uomini e Donne non inizia semplicemente alle 14:45

Pensiamo proprio a Uomini e Donne. Per qualcuno quell’orario coincide con la pausa dopo pranzo, per altri con il momento in cui finalmente ci si siede sul divano. Qualcun altro lo lascia in sottofondo mentre sistema casa.

E dopo anni finiamo quasi per conoscere le dinamiche e i protagonisti meglio di quanto loro stessi conoscano se stessi.

E proprio mentre li guardiamo, alcuni programmi ci riportano immediatamente a un periodo preciso della nostra vita. Una casa in cui abitavamo, un familiare con cui passavamo quei pomeriggi, le giornate trascorse dai nonni, le vacanze estive, gli anni della scuola.

Alcuni personaggi finiscono per sembrarci quasi conoscenti

C’è poi un’altra particolarità della televisione: la continuità. Alcuni volti entrano nelle nostre case per anni.

Non conosciamo realmente Maria De Filippi, Gerry Scotti, Silvia Toffanin o i protagonisti dei programmi che seguiamo. Eppure riconosciamo immediatamente il loro modo di parlare, le loro reazioni e persino alcune espressioni.

Lo stesso accade con concorrenti e personaggi che tornano stagione dopo stagione.

Il pubblico li vede innamorarsi, litigare, uscire da un programma, tornare qualche anno dopo e raccontare cosa sia successo nel frattempo.

Il programma finisce, la conversazione no

C’è poi qualcosa che ha completamente cambiato il nostro rapporto con la televisione: Il mondo di Internet.

Una volta una puntata finiva e se ne parlava il giorno seguente. Oggi non aspettiamo nemmeno la pubblicità. Guardiamo la televisione con il telefono in mano, controlliamo X, Instagram e TikTok. Mandiamo un messaggio su WhatsApp. Cerchiamo il nome di un concorrente che non ricordiamo. Guardiamo cosa stanno dicendo gli altri. Cerchiamo le anticipazioni.

Un’espressione particolarmente riuscita può trasformarsi in un meme quando la puntata è ancora in onda.

Questo comportamento non nasce certo ieri: già studi Nielsen sul fenomeno del “second screen” documentavano l’utilizzo di smartphone e tablet durante la visione televisiva e la partecipazione alle conversazioni social legate ai programmi. In un’altra rilevazione internazionale Nielsen, il 53% degli intervistati online dichiarava di voler restare aggiornato sui programmi anche per poter partecipare alle conversazioni sui social. Sono dati storici, quindi non vanno letti come fotografia dell’Italia del 2026, ma mostrano quanto questo modo di guardare la TV abbia radici ormai profonde.

In Italia il fenomeno della Social TV era già molto evidente anni fa: Nielsen rilevò nel primo quadrimestre del 2017 una media mensile di 5,1 milioni di persone coinvolte nei commenti su Facebook e Twitter relativi ai contenuti monitorati. Anche in questo caso parliamo di dati storici, ma raccontano bene quanto la televisione fosse già diventata un’esperienza che continuava fuori dallo schermo.

Oggi guardiamo la televisione due volte

Ed eccoci al punto curioso. La prima volta guardiamo il programma, la seconda guardiamo quello che Internet fa con il programma, sono quasi due spettacoli diversi.

C’è la puntata del Grande Fratello Vip e contemporaneamente c’è il GF Vip raccontato attraverso meme e commenti. C’è Uomini e Donne e poi ci sono le clip che continuano a circolare per giorni. C’è il falò di Temptation Island e poi c’è Internet che prende una singola frase e la trasforma in tormentone.

A volte non serve neppure aver visto la puntata intera, bastano trenta secondi diventati virali per entrare nella conversazione.

La televisione, quindi, non compete necessariamente con i social. Molto spesso vive insieme a loro.

E chi dice “io queste cose non le guardo”?

Qui arriviamo a una delle categorie più affascinanti dell’ecosistema televisivo italiano.

Quelli che:

“Io il Grande Fratello non lo guardo”.

Perfetto. Poi però:

“Ma quello ieri perché ha litigato con quell’altra?”

Oppure:

“Uomini e Donne? Mai visto”.

Cinque minuti dopo:

“Gemma però dovrebbe lasciar perdere”.

E tu rimani lì a chiederti come sia possibile. La spiegazione è semplice: oggi non è più necessario guardare un programma per esserne raggiunti, le clip finiscono su Instagram. I momenti più discussi arrivano su TikTok. Le dichiarazioni diventano articoli. I meme passano nelle chat.

La TV esce dalla TV, e così persino chi non segue regolarmente una trasmissione può conoscere personaggi, discussioni e tormentoni.

Perché amiamo commentare quello che vediamo?

Perché guardare è soltanto metà del divertimento.

Prendiamo Temptation Island. Una coppia arriva al falò. Lui dice una cosa. Lei risponde.

E improvvisamente nei salotti italiani vengono aperti circa diciassette milioni di tribunali sentimentali non ufficiali.

“IO ME NE SAREI ANDATA.”

“NO, ASPETTA, LUI HA RAGIONE.”

“MA COME FA A PERDONARLO?”

Un po’ come quando i tifosi urlano contro l’allenatore e i giocatori dal proprio divano di casa, e nei falò di confronto, probabilmente qualcuno sta anche discutendo con il proprio partner per una relazione che appartiene a due persone mai incontrate, ed è proprio lì che la televisione diventa sociale nel senso più semplice del termine.

Ci offre qualcosa di cui parlare.

Non dobbiamo necessariamente essere d’accordo. Anzi, spesso è molto più divertente quando non lo siamo.

Anche il cibo diventa parte dell’appuntamento

E poi ci sono i piccoli rituali che costruiamo intorno alla visione.

La pizza ordinata prima della partita, i popcorn durante un film, il dolce preso apposta per la finale.

Oppure, nel nostro caso, un cheeseburger fatto in casa perché di uscire proprio non ci andava.

Sembra una cosa insignificante, ma è proprio qui che un programma smette di essere soltanto un contenuto, diventa una serata.

Il programma magari durerà due ore, ma noi iniziamo a pensarci prima: decidiamo cosa mangiare, scriviamo agli amici, prepariamo il divano e controlliamo a che ora comincia, non stiamo semplicemente scegliendo qualcosa da guardare, stiamo preparando un appuntamento.

Lo streaming ha eliminato l’attesa. E forse un po’ ci manca

Pensiamoci. Quando una piattaforma pubblica un’intera stagione, possiamo sapere come finisce praticamente subito.

Con la televisione bisogna aspettare la prossima puntata, la prossima eliminazione, la prossima scelta, il prossimo falò, il prossimo concorrente che entrerà dalla Porta Rossa, com si dice l’attesa aumenta il desiderio, ed è proprio quello che accade, perchè non vediamo l’ora della prossima puntata, e nel frattempo ne parliamo, tra una puntata e l’altra nascono ipotesi, discussioni, anticipazioni e aspettative.

Un evento non dura più soltanto il tempo della sua messa in onda, comincia prima e continua dopo, ed è forse una delle ragioni per cui, nonostante la quantità enorme di contenuti disponibili on demand, alcuni appuntamenti televisivi continuano a mantenere una loro identità.

Non è soltanto nostalgia

Sarebbe facile liquidare tutto dicendo che guardiamo certi programmi perché siamo abituati.

Ma probabilmente c’è qualcosa in più, la TV generalista offre ancora un’esperienza che gli algoritmi personali faticano a replicare completamente: far vedere la stessa cosa a tantissime persone nello stesso momento, la nostra homepage Netflix non è necessariamente uguale a quella del vicino.

Il nostro TikTok è costruito intorno a ciò che guardiamo noi, Instagram decide cosa mostrarci sulla base dei nostri interessi.

La prima serata di Canale 5, invece, è quella. Uguale per tutti quelli che in quel momento hanno scelto quel canale.

Per qualche ora persone diversissime condividono lo stesso punto di partenza. Poi ognuno lo commenterà a modo suo.

Perché ci affezioniamo ai programmi TV, quindi?

Forse perché non ci affezioniamo soltanto a ciò che accade nello studio, ci affezioniamo al momento in cui lo guardiamo, alle persone con cui lo commentiamo.

Alla cena che prepariamo, alle battute mandate in chat, ai meme, alla sigla che riconosciamo dalle prime due note.

Nel frattempo cambiano i concorrenti, cambiano gli studi, arrivano nuovi programmi e altri spariscono. Cambiamo persino noi, eppure alcuni appuntamenti rimangono lì.

Forse è per questo che, dopo mesi di pausa, basta rivedere uno studio televisivo o sentire una sigla per pensare: “Ah, finalmente si ricomincia”. Un po’ come quando da piccoli aspettavamo l’appuntamento del pomeriggio per farci la nostra sana scorpacciata di cartoni animati, e sapevamo esettamente ora e canale, e se non piaceva quello su Italia 1? Niente problema, cambiavamo canale su Rai3, e la mattina? Colazione e cartoni animati.

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