DragonSword: Awakening arriva su PC con un’eredità piuttosto particolare sulle spalle. Il progetto di HOUND13 nasce infatti con una struttura pensata originariamente per il mercato gacha, salvo poi cambiare pelle e trasformarsi in un’esperienza premium: niente estrazioni, niente acquisti necessari per ottenere personaggi e, soprattutto, un prezzo d’ingresso tradizionale.
Un cambiamento importante, che ha modificato profondamente la natura del progetto senza però cancellarne completamente le origini.
Abbiamo giocato DragonSword: Awakening fino alla conclusione del terzo capitolo e, arrivati a questo punto dell’avventura, possiamo dirlo: la progressione ci ha lasciato qualche perplessità, ma quando il titolo di HOUND13 entra nel vivo riesce a mostrare qualità ben più interessanti. È lì che emerge un Action RPG tecnicamente solido, sostenuto da un combat system riuscito e, soprattutto, capace di divertire.
Nota sulla recensione: HOUND13 ha fornito gratuitamente a HeartVerse.it delle key Steam di DragonSword: Awakening – Standard Edition a fini editoriali. Ringraziamo il team per la disponibilità e per averci dato l’opportunità di provare il gioco. La fornitura delle key non ha influenzato in alcun modo il giudizio espresso in questa recensione.

Un Drago torna a minacciare Orbis
Dietro i colori accesi e l’estetica anime di DragonSword: Awakening si nasconde un continente costretto a fare nuovamente i conti con una minaccia che sembrava ormai appartenere al passato.
La storia ci porta nel continente di Orbis, dove un Drago sconfitto sessant’anni prima torna improvvisamente a minacciare il mondo. È da qui che prende il via l’avventura di Lute, giovane protagonista chiamato a intraprendere un viaggio alla ricerca degli eroi leggendari del passato.
La premessa è piuttosto classica per un fantasy di stampo anime e, almeno nei primi tre capitoli che abbiamo affrontato, DragonSword: Awakening non sembra voler rivoluzionare questo tipo di narrativa. La storia riesce però a svolgere bene il proprio compito: accompagnare il giocatore alla scoperta di Orbis, dei suoi personaggi e delle sue ambientazioni, mentre l’avventura lascia progressivamente sempre più spazio all’esplorazione e soprattutto all’azione.
Ed è probabilmente proprio qui che la componente narrativa trova la propria dimensione. DragonSword: Awakening non punta tutto sulla storia, ma la utilizza come filo conduttore per accompagnare il giocatore attraverso il suo mondo, introducendo luoghi, personaggi e minacce che danno un contesto a ciò che accade durante l’avventura.
Dopo tre capitoli, quindi, non è la trama l’elemento che ci ha colpito maggiormente, ma nemmeno qualcosa che sentiamo di dover bocciare: fa il suo lavoro e costruisce il terreno sul quale DragonSword: Awakening può progressivamente mettere in mostra gli aspetti più interessanti della propria formula.
Da gacha a gioco premium
Uno degli aspetti più interessanti di DragonSword: Awakening è proprio la sua trasformazione. Il progetto nasce infatti con una natura differente da quella con cui arriva oggi sul mercato, e conoscere le sue origini aiuta anche a comprendere alcune delle sensazioni che emergono durante le prime ore di gioco.
DragonSword: Awakening viene oggi venduto come prodotto premium con acquisto singolo e senza sistema gacha, una scelta che personalmente apprezziamo. La Standard Edition viene proposta a 29,99 dollari, mentre la Deluxe Edition arriva a 44,98 dollari, con prezzi regionali determinati su Steam.
HOUND13 non si è però limitata a cambiare il modello di vendita. Non sono presenti sistemi di estrazione casuale dei personaggi, limiti legati alla stamina o agli Action Point e tutti gli eroi possono essere reclutati attraverso la storia e la valuta ottenibile giocando. Anche la possibilità di affrontare l’esperienza single-player offline contribuisce a prendere ulteriormente le distanze dalla precedente natura del progetto.
Sotto questo aspetto, il cambio di rotta è netto. DragonSword: Awakening abbandona alcune delle caratteristiche più immediatamente riconducibili al modello gacha e si presenta come un’esperienza che, una volta acquistata, può essere affrontata senza sistemi di estrazione casuale o limitazioni legate all’energia.
Eppure, giocandoci, il suo passato continua in parte a farsi sentire.
Non nella monetizzazione, quanto piuttosto nella struttura della progressione. DragonSword: Awakening mantiene infatti una crescita molto graduale, nella quale sistemi, possibilità e meccaniche vengono introdotti progressivamente. Soprattutto nelle prime ore, la sensazione è quella di trovarsi davanti a un gioco che continua lentamente ad aprire nuove porte al giocatore.
Ed è probabilmente l’elemento che ci ha convinto meno durante i primi tre capitoli.
Sapere che il progetto è nato originariamente come gacha aiuta a comprenderne alcune scelte, ma il passaggio a un modello premium avrebbe forse meritato una revisione ancora più profonda della progressione. HOUND13 ha eliminato gli elementi legati alla monetizzazione gacha, ma alcune tracce di quella filosofia sembrano essere rimaste nel modo in cui il gioco scandisce la crescita e introduce progressivamente i propri sistemi.
Non è qualcosa che rovina l’esperienza, ma rappresenta uno dei punti nei quali la precedente identità di DragonSword: Awakening continua a essere maggiormente percepibile. Una sensazione che pesa soprattutto nelle prime ore e che, fortunatamente, comincia a ridimensionarsi quando il gioco lascia finalmente più spazio alle proprie qualità migliori.

Quando DragonSword tira fuori gli artigli
Superato questo ostacolo, DragonSword: Awakening comincia però a mostrare perché meriti attenzione. Ed è soprattutto quando si passa all’azione che il titolo di HOUND13 tira fuori una delle sue qualità migliori.
HOUND13 definisce il proprio gioco un Anime-Style Open World Tag Action RPG, una descrizione che racchiude piuttosto bene ciò che ci si trova davanti. Il sistema di combattimento permette di creare una squadra scegliendo tre eroi tra un roster complessivo di 19 personaggi, ognuno legato a uno dei nove diversi status effect presenti nel gioco.
La particolarità sta soprattutto nel modo in cui questi elementi interagiscono tra loro. Accumulare determinati status effect permette di attivare Signal Skill e Tag Combo, spingendo il giocatore a sfruttare realmente i diversi componenti della squadra anziché affidarsi continuamente allo stesso personaggio.
Il risultato è un combat system rapido, spettacolare e soprattutto divertente, nel quale passare da un personaggio all’altro diventa parte integrante degli scontri. Non manca neppure una componente più fisica del combattimento, con la possibilità di scagliare i nemici in aria e continuare a colpirli attraverso combo aeree.
Ed è proprio quando si comincia a comprendere come concatenare personaggi, status effect e Tag Combo che il sistema di HOUND13 riesce a dare il meglio di sé. Dopo tre capitoli, il combattimento è senza dubbio uno degli elementi che ci ha convinto maggiormente.
La struttura generale può ancora restituire, soprattutto nelle prime ore, quella sensazione da produzione nata per il mercato mobile, specialmente a chi conosce bene il mondo dei gacha. Ma sarebbe ingiusto fermarsi a questa prima impressione.
Perché quando DragonSword: Awakening lascia finalmente spazio al proprio combat system, quella sensazione comincia progressivamente a perdere peso. Tra cambi di personaggio, status effect, Signal Skill e Tag Combo, il titolo di HOUND13 trova una propria identità e riesce soprattutto in ciò che conta: essere divertente da giocare.

Tecnicamente è un buon prodotto
Anche sul fronte tecnico, le impressioni maturate durante i primi tre capitoli sono positive.
DragonSword: Awakening non dà l’impressione di essere semplicemente un progetto nato altrove e adattato frettolosamente al mercato PC. HOUND13 ha costruito un prodotto complessivamente solido, accompagnato da una direzione artistica anime immediatamente riconoscibile e da un comparto visivo particolarmente adatto alla natura rapida e spettacolare del suo combat system.
A dare forma al continente di Orbis troviamo Unreal Engine 5. HOUND13 sceglie di sfruttarlo senza inseguire necessariamente il fotorealismo, puntando invece su colori accesi, ambientazioni vivaci, effetti molto presenti durante gli scontri e modelli dei personaggi fortemente legati all’estetica anime.
Ed è probabilmente la scelta giusta. DragonSword: Awakening non ha bisogno di impressionare attraverso il realismo: la sua forza visiva sta soprattutto nella coerenza della propria identità, immediatamente riconoscibile tanto durante l’esplorazione quanto nei momenti più concitati dei combattimenti.
Proprio questi ultimi rappresentano un banco di prova importante per il comparto visivo. Tra cambi di personaggio, Signal Skill, Tag Combo, nemici scagliati in aria ed effetti che riempiono rapidamente lo schermo, DragonSword: Awakening deve riuscire a mantenere leggibile un’azione spesso molto movimentata.
Durante i primi tre capitoli, il risultato ci ha convinto.
Non siamo davanti a una produzione che vuole ridefinire gli standard tecnici degli Action RPG, né sembra essere questo l’obiettivo di HOUND13. Quello che abbiamo trovato è piuttosto un gioco visivamente coerente, piacevole da vedere e capace di sostenere adeguatamente la spettacolarità del proprio gameplay.

L’avventura non deve essere per forza solitaria
DragonSword: Awakening non vive però di soli combattimenti. Il continente di Orbis offre un open world liberamente esplorabile, nel quale è possibile spostarsi utilizzando diverse cavalcature, nuotare e planare, elementi che contribuiscono a rendere gli spostamenti più vari e piacevoli. È presente persino un sistema di cucina nel quale il risultato può cambiare in base al metodo scelto dal giocatore.
Ed è proprio durante l’esplorazione che emerge un’altra caratteristica interessante: la modalità cooperativa online. DragonSword: Awakening permette infatti di esplorare il suo open world insieme agli amici, dando così la possibilità di condividere parte dell’avventura con altri giocatori.
La possibilità di condividere l’esplorazione rappresenta un’aggiunta interessante, soprattutto considerando la libertà concessa dal continente di Orbis e la presenza di diversi sistemi dedicati agli spostamenti e alla scoperta del mondo di gioco.
Allo stesso tempo, chi preferisce giocare da solo non viene penalizzato: DragonSword: Awakening può essere giocato in single-player anche offline, senza la necessità di una connessione a Internet.
Non bisogna però confondere DragonSword: Awakening con un MMO o con un’esperienza costruita interamente attorno al multiplayer: il cuore del gioco rimane quello di un Action RPG pensato per essere godibile anche in solitaria, mentre la componente co-op affianca e arricchisce la struttura generale.
Il fantasma del gacha rimane
Il punto più controverso della nostra esperienza rimane la progressione.
DragonSword: Awakening ha cambiato profondamente la propria natura, ma giocandolo è difficile non percepire ancora qualche traccia delle sue origini. Non parliamo della monetizzazione, ormai distante dal tradizionale modello gacha, quanto del modo in cui il gioco scandisce la crescita e introduce gradualmente sistemi e possibilità.
Soprattutto nelle prime ore, questa struttura può restituire sensazioni familiari a chi ha trascorso molto tempo con RPG e Action RPG provenienti dal mercato mobile. Il gioco sembra voler accompagnare il giocatore passo dopo passo, sbloccando progressivamente ciò che ha da offrire anziché mettere immediatamente sul tavolo tutte le proprie carte.
Per alcuni potrebbe non rappresentare affatto un problema. Chi apprezza una crescita più graduale potrebbe anzi trovarsi perfettamente a proprio agio.
Per noi, dopo tre capitoli, rimane invece l’aspetto meno convincente dell’esperienza.
Avremmo preferito che il passaggio da gacha a prodotto premium fosse accompagnato da un ripensamento ancora più profondo della progressione, così da prendere maggiormente le distanze dalla precedente identità del progetto.
Fortunatamente, è anche un limite che perde parte del proprio peso quando DragonSword: Awakening entra nel vivo e lascia spazio alle sue qualità migliori.
Ma DragonSword: Awakening diverte?
Alla fine, però, una recensione deve rispondere anche alla domanda più semplice.
Vale la pena giocarlo?
Dopo aver concluso il terzo capitolo, la nostra risposta è sì, soprattutto se siete già appassionati del genere.
DragonSword: Awakening porta ancora con sé alcune conseguenze del proprio passato e, come abbiamo visto, la progressione rappresenta l’aspetto che ci ha convinto meno. Per alcuni giocatori potrebbe essere un ostacolo non indifferente.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato fermarsi qui.
HOUND13 ha realizzato un Action RPG solido, tecnicamente convincente e, soprattutto, divertente da giocare. Il combat system è senza dubbio uno degli aspetti meglio riusciti dell’esperienza, mentre l’esplorazione di Orbis e la varietà dei personaggi contribuiscono a dare ritmo all’avventura.
La scelta di abbandonare il modello gacha in favore di un’esperienza premium ad acquisto singolo rende inoltre il pacchetto decisamente più interessante: si acquista il gioco e si accede all’intera esperienza senza sistemi di estrazione casuale dei personaggi.
Secondo le informazioni fornite da HOUND13, la storia principale dovrebbe richiedere indicativamente 10-15 ore, mentre dedicarsi più approfonditamente ai contenuti disponibili può portare la durata complessiva sulle 30-40 ore.
Considerando anche il prezzo della Standard Edition, il rapporto tra quantità di contenuti e costo appare quindi interessante.
Alla fine dei conti, però, più della durata o del prezzo conta ciò che DragonSword: Awakening riesce a fare quando si prende il controller in mano: divertire.
La progressione non ci ha fatto impazzire, ma una volta entrato nel vivo il titolo di HOUND13 mostra qualità ben più importanti. Per chi ama gli Action RPG in stile anime, DragonSword: Awakening è un’avventura che possiamo tranquillamente consigliare.

Il verdetto di HeartVerse
DragonSword: Awakening è un gioco nel quale passato e presente continuano inevitabilmente a incontrarsi.
Da una parte c’è un Action RPG anime tecnicamente solido, sostenuto da un combat system rapido, spettacolare e capace di diventare uno degli elementi più convincenti dell’esperienza. Dall’altra rimangono alcune rigidità nella progressione che tradiscono le origini gacha del progetto e che avremmo preferito vedere ripensate più profondamente durante il passaggio a un modello premium.
Dopo aver completato il terzo capitolo, però, il bilancio rimane decisamente positivo.
Il merito più grande di HOUND13 è quello di aver costruito un gioco che riesce progressivamente a scrollarsi di dosso parte di quella vecchia identità quando lascia parlare il gameplay. Combattere, sperimentare con la propria squadra e concatenare status effect, Signal Skill e Tag Combo è semplicemente divertente, ed è proprio qui che DragonSword: Awakening mostra il meglio di sé.
Chi ama gli Action RPG in stile anime dovrebbe dargli un’occhiata.
Non tutto ciò che DragonSword: Awakening si porta dietro dal proprio passato ci ha convinto, ma sotto quelle vecchie cicatrici c’è un’avventura con una propria identità e delle basi solide. Non sarà una rivoluzione del genere, ma quando arriva il momento di impugnare la spada sa decisamente mostrare i denti.
In breve: DragonSword: Awakening non cancella completamente le tracce delle proprie origini gacha, soprattutto nella progressione, ma HOUND13 confeziona un Action RPG anime tecnicamente valido, coinvolgente e soprattutto divertente. Per gli amanti del genere, Orbis merita una visita.
Segnalalo alla redazione

Community HeartVerse
💬 Unisciti alla discussione
Lascia il tuo commento su HeartVerse e condividi la tua opinione con la community.